L'Innovazione Responsabile 2011

L'Innovazione Responsabile: Introduzione

L’è vèss segür che fa deventà matt.
Che l’òmm, quan’ g’à paüra, forsi ragiona,
e quan’ che ‘l trèma, forsi, g’à curagg.
Ma l’è quan’ varda in faccia la sustansa
che lì le ciappa la vöja de vèss matt.

È la troppa sicurezza che fa diventare pazzi.
Poiché l’uomo quando ha paura forse ragiona,
e quando trema, forse, ha coraggio.
Ma è quando guarda in faccia la sostanza
che allora lo prende la voglia di essere pazzo.

Franco Loi


 E’ possibile governare l’innovazione secondo modalità prestabilite, così da garantirle successo nel mondo in cui intende inserirsi?
È possibile governarla per far sì che venga orientata alla costruzione di una convivenza volta al bene comune?
Se è possibile farlo, quali strumenti dovrebbero entrare in causa?

Quale spazio occupa il termine responsabilità nell’ambito di un processo innovativo?
Come individuare i fini verso i quali orientare i processi di innovazione, tenendo conto di culture che si rivelano sempre più mobili, reticolari, ampie e tali da complessificare sempre più i loro bisogni?

Quale ruolo gioca la creatività nei processi di innovazione?

L’incremento della capacità competitiva esaurisce gli scopi dell’innovazione?
E’ possibile pensare a un’innovazione di sistemi produttivi e/o di prodotti che sia disgiunta da un’innovazione della cultura, del linguaggio, dell’organizzazione sociale, della tecnologia, dell’estetica…?
Quali connessioni occorrono al sistema imprenditoriale per produrre innovazione di qualità?

Queste ed altre domande sollecitano con urgenza di superare i troppi luoghi comuni che imprigionano i modi di pensare in relazione a un tema importante e di assoluta attualità come quello dell’innovazione. Per esempio, pare opportuno riflettere se l’innovazione sia di esclusiva pertinenza di luoghi deputati – come quelli espressamente dedicati alla ricerca scientifica e tecnica -, oppure se possa estendersi a più ampi e meno connotati spazi; spazi popolati anche da coloro che vengono annoverati tra i non addetti. Non solo; è pensabile che il fare scientifico e tecnico – fatte salve le prerogative che ne riguardano gli specifici – possano avvenire al di fuori dei processi che interpellano la partecipazione democratica, ossia nell’incuranza di orientamenti, aspettative e istanze che derivano dalle esigenze delle società, dal mondo?

Non meno importante appare la riflessione su convincimenti talvolta radicati, che si mostrano poco fecondi. Per esempio, pensare all’innovazione come risultante di percorsi di natura squisitamente cumulativa, esclusivamente lineare, totalmente causale, riproducibile, facilmente trasferibile.
In tal senso, vale la pena indagare se non si tratti invece di un fenomeno complesso, che emerge generalmente dall’intersezione tra pratiche che chiamano a concorso la dimensione collettiva più che il gesto individuale, nonché l’interazione tra conoscenze materiali ed immateriali di carattere sociale, culturale, scientifico, tecnico, economico, estetico …

E non meno trascurabile, infine, pare il dover sottoporre a verifica l’idea che l’innovazione sia una sorta di ricetta, di procedimento virtuoso in grado di assicurare prosperità e benessere, al riparo da rischi.
Ben consapevoli che due giorni di incontri non possono fornire risposte esaustive a tali interrogativi, in questa edizione dedicata all’innovazione responsabile “L’Arte di Innovare:percorsi” e Romagna Creative District intendono fornire la manifestazione “L’arte di innovare” intende fornire una serie aperta di stimoli e di approfondimenti a tutti gli attori interessati: a partire dai giovani e dalla classe imprenditoriale, alle Istituzioni, al mondo della Scuola e dell’Università, alla società civile ed alla Politica.
 

Programma della manifestazione - 9/10 Settembre 2011

 
 
 

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